giovedì 13 agosto 2026

Cima Coronelle: solo io e i mufloni!

 


Torno per la terza volta su questa cima panoramica e affascinate, dove non sale mai nessuno!


_______________________________________

(Pozza di Fassa, Trento, 13 agosto 2026) - Mi sveglio prima dell'alba, c'è appena un po' di luce che sale da dietro l'orizzonte e rischiara appena il cielo. In paese i lampioni sono ancora accesi, così come le stelle nel cielo, ma le montagne, le chiare rocce delle dolomiti, incominciano già ad emettere quella loro luce così particolare, quel colore indefinibile, simile a quello delle nuvole.

Cima Undici, cima Dodici e Pozza di Fassa prima dell'alba

Mi preparo ed esco di casa che il sole è appena sorto, in giro ci sono quasi solo i valligiani, che si spostano per raggiungere il posto di lavoro. Io mi incammino per la salita che porta al sentiero per il Ciampedie, percorso ripetuto parecchie volte, sia da Pera che da Pozza. Salgo nel bosco, a quest'ora ombroso, ma il clima caldo e afoso di quest'anno si sente anche qui, nelle Dolomiti e nelle prime ore del mattino. Arrivo ai 2000 m del Ciampedie con la maglietta intrisa di sudore, ma il panorama armonioso del Catinaccio mi rinfresca l'animo.

Catinaccio centrale, Torri del Vajolet e Dirupi di Larsec da Ciampedie

Continuo la salita sul sentiero che, tra i larici, conduce, ripido al Pra Martin e poi prosegue per il  spettacolare Vial de le Feide, in un ambiente naturale ancora intatto e, a quest'ora, solitario. La salita si addolcisce gradualmente e comincio a percorrere un tratto in falso piano, tutto in costa, che si dipana su un terrazzone sospeso sotto le piccole, bizzarre ed ardite torri delle Pale Rabiose e delle Cigolade. Passando di qui, spesso, ho avvistato branchi di camosci che attraversano da un versante all'altro della montagna e, ben due volte, un'aquila reale. Questa mattina, però non ve n'è traccia e non si vedono né sentono neanche le marmotte. Forse è troppo caldo anche per gli animali, che preferiscono starsene al riparo e ridurre al minimo l'attività fisica. Riesco a fotografare giusto dei tordi e un codirosso spazzacamino in attesa dell'imbeccata. Begli uccellini, ma che incontro facilmente anche nei parchi di Roma.

I tozzi torrioni delle Pale Rabiose


Tordo

Le ardite guglie delle Cigolade

Pullo di codirosso spazzacamino attende l'imbeccata dal genitore

Procedo sull'esile sentierino tra i prati, con vista panoramica. Non è però solo il panorama che mi fa amare questo sentiero, che percorro sempre volentieri: è proprio l'ambiente speciale in cui si è immersi: il profumo resinoso dei pini cembri, i larici con le loro esili figure di quel verde pallido, le numerose stelle alpine, le chiare rocce dolomitiche che spuntano tra l'erba. Un tipico ambiente alpino-dolomitico che, nel silenzio della prima parte del mattino, comunica sensazioni uniche che rimangono fortemente impresse nel cuore.

Lungo il Vial de le Feide, sullo sfondo la Roda di Vael
Lungo il Vial de le Feide, sullo sfondo la Roda di Vael

Lungo il Vial de le Feide, sullo sfondo la Sforcela e i Mugoni
Lungo il Vial de le Feide, sullo sfondo la Sforcela e i Mugoni

Vial de le Feide

Stelle alpine

Dopo un lungo tratto con poco dislivello, il sentiero deve risalire per evitare un tratto franato: come (quasi) sempre, non mi accorgo della deviazione e mi ritrovo ad inerpicarmi per un breve tratto su terreno ripido ed infido... ma poco male, nulla di veramente difficile né pericoloso.  Arrivo dunque in un ampio teatro roccioso, un prato alpino aperto da un lato sulla val di Fassa e le cime della Vallaccia, chiuso dalla parte opposta dalle verticali rocce dolomitiche della Roda di Vael, dei Mugoni e della Sforcela.
Questo luogo suggestivo si chiama Pael (2340 m circa). Da qui in breve si raggiungono i rifugi Roda de Vael e Baita Marino Pederiva e qui incontro le prime persone della giornata, escursionisti ed arrampicatori che hanno probabilmente pernottato ai rifugi. Non mi dirigo ai rifugi, ma inizio a salire per il sentiero che attraversa i prati verso le montagne e poi si inoltra in un ripido canalone, in direzione del passo del Vajolon. 

Cima dei Mugoni sud vista da Pael

Il sentiero si dipana tra le roccette e le ghiaie del canalone, molto ripido, ben attrezzato con scale e funi metalliche che ne agevolano la risalita. Con un po' di fatica arrivo al termine di questa gola rocciosa e dinanzi a me si apre un nuovo panorama: oltre al passo del Vajolon, in fondo, e all'ardita sagoma della Sforcela, alla mia destra, al termine di un vallone desolato vedo la mia meta: le Coronelle.
Si tratta di una montagna poco appariscente, nonostante un'altezza più che dignitosa. Da qui appare come una lunga e tozza barriera che chiude il vallone, detto Gran Busa de Vael, con una fascia rocciosa inferiore non molto alta, incisa da alcuni ripidi canaloni, ed un'altra fascia superiore che termina nella linea di cresta. I due modesti bastioni rocciosi sono separati da ripidi pendii erbosi e sassosi, che si alzano da un altro piccolo pianoro. In alto, una cresta piuttosto omogenea, senza cime che svettino in maniera evidente, completa questa montagna che, dal versante opposto, verso la val d'Ega, scende con belle e ostili pareti rocciose.

Le Coronelle chiudono la Gran Busa de Vael
Le Coronelle chiudono la Gran Busa de Vael

È giunto il momento di lasciare il sentiero segnato: scendo per pochi metri, seguendo delle labili tracce, nell'ampia Gran Busa de Vael, seguendo quello che appare come l'ampio letto di un torrente asciutto. 

So che questo posto, che appare remoto pur trovandosi a poche centinaia di metri in linea d'aria da sentieri molto frequentati, è frequentato spesso dai mufloni. Monto quindi sulla macchina fotografica il teleobiettivo e incomincio ad osservarmi intorno, mentre avanzo verso i pendii delle Coronelle. Ad un certo punto, come sperato, intravvedo una coppia di mufloni, due maschi dalle grandi corna, che mi osservano incuriositi. Mi avvicino cauto, lentamente e con calma per non disturbarli, fino a giungere in un punto da cui riesco a fotografarli abbastanza agevolmente (alcune decine di metri di distanza). Sono animali molto schivi verso l'uomo, in quanto vengono cacciati. Scatto loro un po' di foto e poi riprendo il mio cammino. 







Attraverso alla base delle rocce fino a giungere all'imbocco di un ampio canalone, stretto tra paretine rocciose. Proprio all'inizio, sulla sinistra, un ometto di sassi sembra indicare la strada. Non ho molta memoria e comincio a salire per il canale. Affronto qualche breve e facile risalto roccioso, ma non mi pare di essere passato di qui le altre volte. Prima che la situazione si faccia troppo complicata riscendo. Raggiungo l'ometto di sassi posto all'imbocco e, da lì, vedo che ce n'è un altro un po' più su. Prendo quindi a salire, da un ometto all'altro, cercando il passaggio migliore su questo scosceso pendio di sassi, magri prati e rocce rotte. Devo dire che gli ometti di si scorgono facilmente: la prima volta che venni qui non ne trovai nessuno, pochi la seconda volta. Oggi invece riesco a salire con una buona guida. 

Il canalone dove NON bisogna salire

La salita è ripida e faticosa, ma tutto sommato non troppo impervia. Taglio il pendio verso la mia destra, attraversando un solco formato dalle acque. Salgo ancora, imperterrito, per i prati cosparsi di bianchi sassi, fino ad arrivare all'ultimo pendio, superato il quale giungo sulla cima sud-ovest delle Coronelle (2781 m).

La cima delle Coronelle durante la salita

Sguardo indietro verso la Gran Busa de Vael e i Mugoni

In vetta alle Coronelle

Cima Coronelle, vista su Sforcela e Latemar
Dalle cima, vista sulla Sforcela e il Latemar


A segnare la cima c'è solo un mucchio di sassi e una umile croce, fatta con due pezzetti di legno legati tra loro. Nient'altro e nessun altro, solo i rumori della natura e un panorama esteso e insolito sul Catinaccio. Sosto una quindicina di minuti e poi riprendo la marcia, in discesa, per la via dell'andata. Ora posso godere di un miglior panorama: davanti a me non ho più il ripido pendio che ho dovuto risalire, ma si apre una bellissima vista sulla conca attraversata e le cime rocciose che le fanno da corona.


Dalla cima, vista sul Catinaccio centrale, Croda di Laurin, passo Santner

I Mugoni

 
La Sforcela
La Sforcela


Gran Busa de Vael
Nella Gran Busa de Vael

Passo dopo passo ripercorro l'itinerario fatto in salita, senza eccessive difficoltà, fino a scendere nel vallone. Lo rimonto fino a tornare al sentiero segnato, che ora è molto più trafficato che questa mattina. Riscendo comunque senza eccessiva folla nel canalone attrezzato e poi, da Pael, proseguo verso i rifugi della Roda. 

Panorama su Vigo di Fassa, il Buffaure e il gruppo della Marmolada

Mi ritrovo quindi a procedere incolonnato lungo il sentiero principale, tra decine di altri escursionisti provenienti da mezzo mondo. Arrivato al rifugio Roda di Vael (2283 m) trovo una vera e propria ressa, come immaginavo. Non mi fermo neanche un secondo e tiro dritto verso la vicina Baita Marino Pederiva, molto più piccola ma anche molto meno affollata, dove non ho difficoltà ad ordinare una lattina di Coca-Cola. Reidratato e rinfrescato, posso riprendere il cammino verso casa.

Cimeli appesi all'interno della Baita Marino Pederiva

Così ristorato, riparto per il sentiero che porta a Ciampedie. Affronto prima una ripida mulattiera in discesa, poi il sentiero attraversa dei bellissimi prati al cospetto della Roda di Vael, ed entra nella foresta che scende dal Catinaccio al fondovalle di Fasa. Con vari saliscendi giungo ad un tratto caratteristico, in cui si passa su delle cenge alla base di grandi rocce rosse. Percorro ancora un lungo tratto nel bosco, finché giungo a Pra Martin, da cui in breve raggiungo il Ciampedie.
Ora mi manca solo il ben noto sentiero che mi riporta a Pozza, da dove sono partito questo mattina.
 
Tratto caratteristico del sentiero tra rif. Roda di Vael e Ciampedie



 Commento finale

Una gita molto lunga (se fatta partendo da fondovalle come ho fatto io) che conduce ad una bella cima ancora incontaminata e naturale, ma soprattutto solitaria: una merce assai rara nel Catinaccio, ma direi in gran parte delle Dolomiti. Gli avvistamenti della fauna selvatica sono frequenti, anche se non scontati, ma tutto l'ambiente attraversato è particolarmente caratteristico ed intatto, eccetto le parti più vicine a Ciampedie. Le difficoltà sono puramente escursionistiche e tutto sommato contenute, ma nel tratto di salita e discesa dalle Coronelle serve comunque passo sicuro e stabile.



 


Dati dell'Escursione




Data: 13 agosto 2026
Partenza/Arrivo:  Pozza di Fassa, 1320 m
Punto più alto: cima sud-ovest delle Coronelle, 2781 m
Dislivello totale:  1690 metri circa in salita e discesa
Sviluppo del percorso: circa 20 Km
Tempo impiegato: 8 h 30 min circa (incluse soste) - dal Pozza di Fassa (1300 m) al rif. Ciampedie (2000 m): 1 ora 20 min; da Ciampedie alla cima Coronelle (2781 m): 3 ore 20 min; da cima Coronelle al rif. Roda de Vael (2280 m): 1 ora 40 min; dal rif. Roda de Vael a Pozza: 2 h.
Difficoltà: EE - l'itinerario percorre sentieri classici come quello tra Pozza e Ciampedie o quello tra Roda di Vael e Ciampedie (E), sentieri un po' più impegnativi per una certa esposizione di alcuni tratti come il Vial de le Feide (E+) e parti di percorso prive completamente di sentieri, in cui bisogna procedere su terreno ripido, in parte ghiaioso, per raggiungere la cima delle Coronelle (EE); quest'ultimo tratto richiede un po' di attenzione anche nell'orientamento, sebbene abbia trovato numerosi ometti che facilitano notevolmente l'individuazione dell'itinerario.
Attrezzatura: Scarpe da montagna

Nessun commento:

Posta un commento