domenica 13 agosto 2023

Tra i Campanili del Latemàr

 



Una gita che mi mancava, nell'affascinante gruppo di Latemàr, da me pochissimo conosciuto.


___________________________________________________________________


(Predazzo, 13 agosto 2023) - Grazie alla telecabina Predazzo-Gardonè e alla seggiovia del passo Feudo, arrivo in quota (2172 m) senza fatica, pronto alla lunga gita che mi attende.

Sentiero per il rifugio Torre di Pisa

Parto su un bel sentierino, comodo e ben tracciato, ma da subito abbastanza ripido. La giornata è fresca e poco nuvolosa. Procedo tra prati e rocce sparse. Man mano che salgo, il sentiero diviene più impervio, soprattutto dopo il bivio con la traccia che sale da Pampeago. Nell'ultimo tratto si passa per facili gradoni rocciosi e ghiaie, con un po' di attenzione per via del fondo sdrucciolevole. In poco meno di un'ora arrivo al panoramico rifugio Torre di Pisa (2678 m). Da qui ci si affaccia nel cuore del gruppo del Latemàr.


Il rif. Torre di Pisa

Cima di Valsorda e sullo sfondo Cimon del Latemàr e Schenòn

 Il Latemàr è un gruppo montuoso fatto di incredibili guglie, torri sbilenche e massicci corpi rocciosi che si innalzano a nord sui boschi di Carezza, a sud digradano in vasti pianori desolati. Il tutto assomiglia ad un complesso di castelli di sabbia, pronti a crollare da un momento all'altro.
Dopo aver ammirato il panorama, continuo il mio cammino per l'impervio sentiero, passando accanto ai bizzarri monumenti naturali di queste montagne, come la piccola guglia chiamata Torre di Pisa, da cui il rifugio prende il nome, o la curiosa Porta del Latemàr, formata da grandi rocce accatastate in maniera da sembrare un portone.

La Torre di Pisa

La Porta del Latemàr

Il sentiero in questo tratto è molto impervio. Attraversata una stretta gola rocciosa irta di pinnacoli, mi ritrovo ad un bivio dove... sbaglio strada. Invece di seguire il sentiero segnato, che mi pareva andasse in una direzione diversa da quella da me desiderata, percorro delle tracce a mezza costa, che alla fine mi riportano sul sentiero già percorso. Poco male, in tutto avrò perso forse una ventina di minuti. Riprendo quindi il cammino e questa volta, senza sbagliare, scendo sugli ampi Lastei di Valsorda che percorro in direzione della Forcella dei Campanili.

Cimon del Latemàr e Schenòn

I Lastei di Valsorda


La cima del Feudo e la cima Valsorda

La forcella dei Campanili

In questo tratto ci sono vari saliscendi e bisogna tenere un po' d'occhio la traccia, in quanto i segnali ci sono, ma non sono sempre chiarissimi, ed è quindi richiesta un po' di attenzione. L'ambiente è molto suggestivo e selvaggio, la frequentazione, in questo tratto, non eccessiva, nonostante l'ora già avanzata e il periodo clou della stagione.

Dopo quindi una bella traversata a saliscendi, un'ultima salita mi porta alla Forcella dei Campanili (2562 m), da dove posso osservare un gruppetto di escursionisti già alle prese con la ferrata.

I campanili del Latemàr. Si intravvedono escursionisti sulla ferrata

Panorama sul Catinaccio dalla Forcella dei Campanili


Indosso casco, imbrago e set da ferrata ed inizio la salita. Questa inizia come sentierino tra roccette un po' friabili e ghiaie, con qualche passo dove mettere le mani sulla roccia per equilibrio. Qualche traverso un po' esposto rende utile il cavo. Più avanti ci sono lunghi tratti su cenge abbastanza esposte, ma solo in pochi punti strette. È un procedere quindi piuttosto facile. Qualche tratto non assicurato va affrontato con attenzione, ma non comporta particolari patemi per chi ha una certa esperienza di montagna

Dall'inizio della ferrata, vista su Cima del Forcellone e sui Campanili di Dentro

Una guglia di forma... curiosa!


Lungo le cenge percorse dalla ferrata

Lungo la ferrata, vista sul Cimon del Latemàr

In poche decine di minuti raggiungo il gruppo di ragazzi che mi precede e mi accodo a loro per il resto del percorso. Superato un lungo tratto in cui più che altro si cammina, non sempre con il cavo accanto, si arriva ad uno dei più spettacolari passaggi di questo itinerario: la discesa ad una forcella tra le torri, in cui ci si affaccia sul precipite versante nord. Qui il cavo fa davvero comodo e permette di superare senza problemi questo passaggio insolito e suggestivo.

La forcella e la cengia su cui prosegue il cammino


Tratto molto ripido

Superato questo passaggio particolare, il percorso prosegue con una stretta cengia ben attrezzata, dopo di che seguono ancora tratti facili, in cui si cammina in ambiente detritico e scosceso, moderatamente esposto. 

Le cenge e l'ambiente percorso dalla ferrata

Le cenge e l'ambiente percorso dalla ferrata

Il percorso è bellissimo, panoramico e caratteristico. La traversata continua fino ad arrivare ad una nuova forcella: la supero agevolmente grazie al cavo metallico e poi salgo sulla paretina dall'altro lato, breve, ripida, ma ben attrezzata.





Purtroppo mi perdo la deviazione per salire al Cimon del Latemàr: nelle relazioni dicevano che era ben segnalata e visibile, ma io non ho visto niente, neanche un ometto di pietra. Buon motivo per tornare! 
Proseguo quindi il cammino, sempre su scoscesi versanti detritici, fino a giungere ad un tratto abbastanza impegnativo, per il quale non condivido la classificazione di questa ferrata come semplice sentiero attrezzato: infatti bisogna scendere una paretina che, pur breve e ben fornita di appoggi artificiali, è molto verticale, quasi strapiombante, quindi sicuramente non riducibile ad un sentiero. Una volta scesi si attraversa un'altra forcella e si risale dall'altro lato, sempre su terreno quasi verticale ed esposto, sebbene perfettamente attrezzato e tecnicamente non difficile.

Il tratto più impegnativo

Il tratto più impegnativo

Passato questo tratto non banale, si continua su un crestone roccioso, già in vista del bivacco Rigatti. Procedendo con attenzione, supero questi ultimi metri in discesa e giungo alla forcella Grande (2650 m), dove la ferrata termina.  Qui sosto con il gruppetto di escursionisti con cui ho percorso la seconda parte della ferrata, godendo del bel panorama, molto vertiginoso verso il versante nord. Attenzione nello sporgervi dalla forcella, vi sono dei precipizi impressionanti!

Schenòn del Latemar e bivacco Rigatti


La Forcella Grande


Bivacco Rigatti e Schenòn

Dopo una breve sosta in cui mi rifocillo mangiando qualcosina e bevendo molta acqua, riprendo il cammino: imbocco il sentiero 18, che scende qualche decina di metri sul versante trentino, per poi piegare verso ovest, attraversando alla base i pendii sui quali, un centinaio di metri più in alto, corre la ferrata. Il sentiero è molto bello e suggestivo, non banale, richiede in molti punti attenzione su dove mettere i piedi, ma lo percorro con molto piacere. Vari sali-scendi, viste suggestive e fiori che spuntano tra la roccia lo rendono ancora più piacevole.

Lungo il sentiero 18, vista sui Campanili di Dentro

Lungo il sentiero 18

Scorci lungo il sentiero

Papavero retico


Cinquefoglia delle Dolomiti (Potentilla nitida)


Riapprodo dunque alla base della forcella dei Campanili, dove inizia la ferrata. Non salgo, ma proseguo per il sentiero 18 (che qui è catalogato dalla SAT come E516) attraversando i calcarei e desolati altipiani dei Lastei di Valsorda. L'ambiente è molto suggestivo, si incontrano altri escursionisti, ma nessuna folla. Ad un bivio rimango più in basso rispetto al mattino, evitando del dislivello in più, poi procedo in salita verso il rif. Torre di Pisa. Qui incomincio ad incontrare un bel po' di escursionisti, comunque molti meno di quelli che si incontrano in questa stagione in posti come i dintorni del passo Sella, la zona Gardeccia-Ciampedie-Vajolet o l'altipiano del Sella-Boè!

Giunto quindi nuovamente al rifugio Torre di Pisa, senza neanche fermarmi, torno  a scendere per il sentiero, un po' intasato da escursionisti e turisti, che riporta alla seggiovia di passo Feudo. La discesa fino a Predazzo è quindi in totale relax.

Vista su Predazzo e la catena del Lagorai

Le Pale di San Martino

Vista verso la val di Fiemme




Commento finale

Una bellissima gita, dal percorso spettacolare, in un gruppo montuoso, il Latemàr, molto meno frequentato dei gruppi dolomitici che lo circondano. Un gruppo dal fascino e carattere molto particolare, con un'atmosfera magica ed effimera, conseguenza della friabilità delle sue rocce, cui deve le forme bizzarre che lo caratterizzano. 

Per quanto riguarda la Ferrata dei Campanili: è un itinerario molto interessante e panoramico, sicuramente di basse difficoltà tecniche, ma non sono d'accordo con alcuni giudizi trovati in rete e su alcune guide cartacee, per cui sarebbe un sentiero attrezzato: sebbene possiamo dire che lo sia per gran parte del suo svolgimento, nella parte finale ha in vari punti le caratteristiche di una via ferrata, seppur non difficile, con passaggi verticali ed esposti, ma ben attrezzati.

Pur partendo con comodo e usufruendo degli impianti di risalita, ho incontrato altri escursionisti, ma non mi sono mai trovato in mezzo alla folla, tranne per brevi tratti nei pressi del rifugio Torre di Pisa.




Foto aerea con il percorso della ferrata e del sentiero di ritorno (tratta da Sentres)





Dati dell'Escursione




Data: 13 agosto 2023
Partenza/Arrivo: Passo Feudo, 2169 m 
Punto più alto: quota, 2760 m lungo la ferrata dei Campanili
Dislivello totale: 1180 metri circa
Tempo impiegato6 h 20 min circa (incluse soste e sbaglio di percorso) - da Passo Feudo (2169 m) al rif. Torre di Pisa (2671 m): 50 min; dal rif. Torre di Pisa alla forcella dei Campanili (2562 m): 1 h 30 min compreso errore di percorso;  dalla forcella dei Campanili alla forcella Grande (2650 m, ferrata): 1 ora 45 min; dalla forcella Grande al rif. Torre di Pisa: 1 h 45 min; dal rifugio a passo Feudo: 35 min
Sviluppo del percorsocirca 15 Km
DifficoltàEEA  la parte più impegnativa è costituita dalla ferrata dei Campanili, che potremmo classificare PD nella scala italiana di classificazione delle ferrate, in quanto pur essendo in gran parte un sentiero attrezzato (cenge esposte e gradini rocciosi, facilmente percorribili ed assicurati con cavo) presenta nell'ultimo terzo del percorso dei tratti più impegnativi, che ne giustificano pienamente la qualifica di via ferrata, essendo non meno difficili dei tratti più impegnativi di altre ferrate facili della zona, come la Santner, la Antermoja, la Gadotti e la Roda de Vaèl. Personalmente non ho invece riscontrato problemi particolari di esposizione nei tratti non attrezzati del percorso, che comunque vanno affrontati con la dovuta concentrazione: siccome ho letto vari commenti in rete che ne evidenziano la pericolosità, chi teme particolarmente il vuoto o ha poca esperienza ne tenga conto
Attrezzatura: Scarpe da montagna, casco e kit da ferrata.



Nessun commento:

Posta un commento