domenica 25 giugno 2017

Sulle creste del monte Velino



Una lunga salita alla vetta del monte Velino, insieme all'amico Marco...


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(Cartore, Borgorose, Rieti, 18 giugno 2017) - Una nuova partenza molto mattutina ci porta a Cartore, il piccolo borgo al confine tra Lazio e Abruzzo, adagiato ai piedi dei monti della Duchessa.

La meta odierna è la vetta del Velino, montagna più alta di tutta la Marsica e cima più alta avvistabile dalla città di Roma. Tira un vento abbastanza forte, ma non ci preoccupa: lasciamo le graziose casette di Cartore e ci mettiamo in marcia per la valle di Teve, il lungo vallone di origine glaciale che segna il confine tra il massiccio del Velino vero e proprio e il sottogruppo dei monti della Duchessa.

Sulla sinistra si intuisce l'imbocco della valle di Teve
 Lasciamo quindi i prati di Cartore per inoltrarci nella Bocca di Teve, lo stretto intaglio tra le montagne che costituisce l'inizio del lungo vallone. Il sole è ancora basso e fatica ad entrare in questa stretta valle: la luce è chiara ma l'intensità molto bassa. Tra gli alberi del bosco, la sensazione è quasi che sia sera: siamo immersi in un'atmosfera strana, sembra quasi di sognare.

Valle di Teve
Le rocce che chiudono a nord la valle di Teve

Valle di Teve
Le rocce del Murolungo, dalla valle di Teve

Valle di Teve
Nella valle di Teve
Avanzando, oltrepassiamo alcune radure dove la luce, grazie anche al sole più alto, finalmente colora l'ambiente che ci circonda. In uno di questi slarghi, vediamo volteggiare, silenziosa e maestosa, un'aquila reale.

Valle di Teve
Valle di Teve
Quando usciamo dal bosco, in località Capo di Teve, finalmente il panorama si apre e ci permette di vedere i selvaggi monti che ci circondano: a nord, le montagne della Duchessa, a sud il massiccio del Velino vero e proprio.

Da Capo di Teve, vista verso il Sevice

Da Capo di Teve, vista verso le montagne della Duchessa
Una piccola sosta e riprendiamo il cammino. Ora dobbiamo dirigerci verso la sella situata sulla cresta che scende dal monte Sevice, nei pressi della conca dove sorge l'omonima capanna (rifugio Capanna di Sevice, 2119 m). Cerchiamo il sentiero che, in questo primo tratto, non è molto evidente. Dopo aver vagato intorno qualche minuto, intercettiamo qualche traccia e sparuti segni di vernice.

Cominciamo a salire, tra radi alberi, oltrepassando uno stazzo di pastori. Superato un ultimo tratto di boschetto, raggiungiamo una bella e selvaggia valle: il nostro sentiero da qui si scorge salire a zig-zag tra le ghiaie.

Verso la Capanna di Sevice

Il vallone
Il sentierino si fa sempre più ripido e comincia a risalire delle disagevoli ghiaie. Ad un certo punto perdiamo la traccia e ci troviamo su terreno impervio, con qualche difficoltà a procedere: decidiamo quindi di deviare alla nostra sinistra cercando di intercettare il sentiero giusto. Dopo qualche minuto ritroviamo i segni dell'itinerario corretto.

Salendo alla Capanna di Sevice, vista su Cimata di Macchia Triste e il Malo Passo

Le impervie ghiaie



Con un po' di fatica raggiungiamo quindi la verde conca alla base del monte Sevice. Qui ci vuole un'altra sosta per rifocillarci e riposarci un po'. Il cammino riprende tra i bei prati, per raggiungere la cresta sommitale che porta alla vetta più alta, il monte Velino.

Il Murolungo e il monte Morrone della Duchessa

Vista su Capo di Teve

La conca dove sorge la Capanna di Sevice
Il cammino è lungo e faticoso e il vento non dà tregua... Raggiunta la base del cucuzzolo terminale, con l'ultima ripida salita per la vetta del Velino, Marco decide prudentemente di fermarsi e di ripiegare verso la Capanna. Io proseguo, ci rivedremo lì.

La vetta del Velino

Autoritratto

Le rocce del Costognillo

Vista dalla vetta del Velino su Rosciolo

In vetta!

Vista dalla vetta del Velino verso il Fucino
Supero quindi, tra forti raffiche di vento, gli ultimi ripidi pendii e finalmente arrivo sulla cima del Velino, 2487 m. La vista spazia a 360° lontanissimo, ma è particolarmente suggestiva verso i paesi della conca del Fucino, che sembra di vedere come se fossi su un aeroplano! Sosto per fare qualche foto e bere un po', poi prendo la via del ritorno, per il percorso seguito in salita.

Dalla vetta del Velino, vista verso il monte Sevice




Mi ricongiungo con Marco, che nel frattempo è stato sulla vetta del monte Sevice. Decidiamo quindi di scendere dal versante opposto a quello da cui siamo saliti, in modo da compiere un percorso ad anello.

Scendiamo quindi nel vallone di Sevice, fino ad arrivare alla fontana di Sevice, una fonte perpetua a quasi 2000 metri d'altezza, una rarità per l'Appennino! Qui prendiamo un sentiero che, invece di continuare a scendere nel vallone fino a passo Le Forche, attraversa in quota lungo la cresta del monte Rozza.

Un gregge nei pressi della fontana di Sevice

Monte Sevice

Lungo la cresta di monte Rozza
Il sentiero si affaccia sulla val di Teve, che abbiamo percorso in salita, con dei panorami stupendi e che non avevamo mai visto. E' infatti la prima volta che scendiamo per questo sentiero.

La parete dello Iaccio dei Montoni



Valle di Teve
Il sentiero che stiamo seguendo, a quota 1550 circa, piega a sinistra, tornando indietro verso passo le Forche. Pensiamo quindi di tagliare per dritto, senza tracce, in modo da arrivare nei pressi della Bocca di Teve e quindi di Cartore, risparmiando alcuni chilometri di strada noiosa e assolata...


Scendendo senza sentiero, lungo la cresta di monte Rozza
In realtà questa scorciatoia non si rivelerà una buona idea: dopo un primo tratto abbastanza agevole, infatti, ci ritroviamo a scendere per una boscaglia, intricata e sempre più fitta, dal fondo piuttosto sdrucciolevole, dove non si vede alcun segno di passaggio, se si escludono quelli lasciati dagli animali selvatici. Dobbiamo quindi tribolare un bel po', in un caldo afoso e un po' opprimente, cercando di districarci tra cespugli e rami bassi, evitando saltini di roccia e scarpate disagevoli.

Alla fine, con molta pazienza e qualche imprecazione, raggiungiamo una zona di bosco meno fitta e ripida, da cui in breve raggiungiamo il sentiero!

Da qui, ritornare a Cartore, nostro punto di partenza, è una passeggiata.







Commento finale

Escursione lunga e con molto dislivello, ma a mio parere non eccessivamente faticosa, almeno in rapporto al dislivello totale (più di 1700 metri). I panorami sono eccezionali ed estesi, inoltra la salita da Capo di Teve al rifugio Capanna di Sevice si svolge su un sentierino interessante e non banale. La discesa per la cresta del monte Rozza offre delle viste fantastiche, soprattutto sulla sottostante valle di Teve: non consiglio invece di scendere, fuori sentiero, direttamente alla Bocca di Teve come abbiamo fatto noi. Nonostante sia indicato sulle carte, non abbiamo trovato nessuna traccia di sentiero e il procedere nella boscaglia è veramente arduo e spiacevole. Penso che convenga camminare quei 2 o 3 km in più che si farebbero seguendo il sentiero segnato che tocca passo Le Forche.

Oltre 22 Km di cammino e 1700 metri di dislivello



In rosso il percorso da noi effettuato, senza segnali né sentiero
Dati dell'Escursione



Data: 18 giugno 2017
Partenza e Arrivo: borgo di Cartore, 944 metri
Punto più alto: vetta del monte Velino, 2487 metri
Dislivello totale in salita: 1700 metri circa
Dislivello totale in discesa: 1700 metri circa
Tempo impiegato8 h circa (soste comprese) - 2 h 55 min da Cartore al rif. Capanna di Sevice; 1 h dalla Capanna di Sevice alla vetta del Velino; 50 min dalla cima alla Capanna di Sevice; 4 h dalla Capanna di Sevice a Cartore.
Sviluppo del percorsocirca 2 Km
DifficoltàEE: il sentiero è ben tracciato e di facile percorribilità lungo la val di Teve, fino a Capo Teve. Da qui, il sentierino che sale alla Capanna di Sevice è segnato, ma meno chiaramente e in alcuni tratti, sule ghiaie, richiede un po' di piede fermo. Di nuovo facile e senza problemi di orientamento il tratto tra Capanna di Sevice e vetta. Ancora senza problemi la discesa fino alla cresta del monte Rozza, ben segnata e agevole. Molto complicata, invece, la discesa fuori sentiero da noi compiuta, non tanto per l'orientamento generale, piuttosto semplice, quanto per individuare sul terreno i punti di passaggio: la boscaglia è infatti ripida e spesso il terreno ripido e impervio. Sconsigliabile, se non agli amanti di questo genere di percorsi "cinghialeschi".
Attrezzatura: Scarpe da montagna e normale attrezzatura per escursioni di alcune ore. Utili i bastoncini da escursionismo per l'equilibrio.

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