lunedì 15 settembre 2014

Traversata del Bovški Gamsovec



Una escursione in una zona delle Alpi slovene tra le mie preferite...

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(17 agosto 2014, Dolina Vrata, Mojstrana) - La luce dell'aurora rischiara appena la lunga e boscosa valle di Vrata. Il sole non è ancora sorto e l'aria è fredda. Cammino veloce tra i boschi di faggio. Davanti a me l'imponente parete nord del Triglav è ancora nell'ombra mentre la vetta e le creste sommitali sono indorate dai primi raggi di sole.

Le prime luci del giorno scaldano la cima del Triglav, mentre la parete nord rimane tetra nell'ombra
E' una giornata di bel tempo in un'estate molto perturbata: nonostante l'ora mattutina, la valle è in fermento; qua e là, gruppi di escursionisti si incamminano verso i vari itinerari che portano al Triglav dal versante nord: la via attraverso il Prag, la prima ad essere tracciata alla fine dell'ottocento; il sentiero attrezzato Tominškova pot, inaugurato nel 1903; la ferrata Bamberg, il percorso più ardito, lungo la cresta delle Plemenice.

Io sono diretto invece su una cima più modesta e meno trafficata, una vetta panoramica che pone comunque qualche difficoltà all'escursionista che la vuole salire: il Bovški Gamsovec, che significa la montagna dei camosci di Bovec, un nome dal sapore antico, che ricorda cacciatori e bracconieri, i primi leggendari alpinisti di queste zone.

Il sole comincia a penetrare in valle Vrata

Le pareti scoscese del Bovški Gamsovec viste dalla valle di Vrata
Ascoltando frusciare i miei passi sul tappeto di foglie della faggeta, sentendoli scrocchiare sulle ghiaie che costeggiano il torrente Bistrica, lo splendente, mi avvicino agli erti pendii che si arrampicano verso la stretta forcella Luknja, osservando il mutare della vegetazione da bosco di faggi a radi larici, da distesa di pini mughi a magri pascoli.

Due larici storpiati dai rigidi inverni, si illuminano ai piedi del pendio che porta alla forcella Luknja

Un raggio di sole sui magri praticelli alla base dei pilastri del Triglav

Prima di giungere a toccare le pareti di roccia con mano, ho la fortuna di vedere un giovane capriolo intento a consumare la sua colazione, immerso nella vegetazione bagnata ed ancora in ombra.

Capriolo in valle Vrata

Ora sono davvero vicino alle montagne, al Triglav in particolare. Il grande signore dei monti sloveni, simbolo nazionale, poggia i suoi enormi pilastri di roccia per alcuni chilometri in fondo a questa valle, chiudendola come un'immensa muraglia alta più di millecinquecento metri. La sua roccia bianchissima emana una luce simile a quella della luna, che s'affaccia sopra alle alte creste.

Le rocce del Triglav

La formidabile muraglia del Triglav chiude a nord la valle di Vrata

Le creste del Triglav e la luna

Le creste del Triglav e la luna
La salita su un ripidissimo fondo di sfasciumi comincia ad essere impegnativa; il  sole ormai è sorto anche qui e devo togliere la maglia a maniche lunghe per non sudare troppo. L'ultimo tratto prima di raggiungere la forcella Luknja richiede di aiutarsi un po' con le mani, issandosi sulle rocce: apprezzo di cuore il corrimano in fune d'acciaio, dato che in questo tratto i piedi non trovano solidi appoggi nel terreno consumato dalla furia degli elementi.

Il tratto finale per raggiungere la forcella Luknja

Salendo i pendii ghiaiosi della forcella Luknja
Con un po' di fatica raggiungo la forcella: il panorama si apre verso il versante sud, un'altra regione della Slovenia: la Primorska, un altro bacino idrografico: l'Adriatico.

Vista dalla forcella Luknja verso il monte Ozebnik

Vista dalla forcella Luknja verso  il Kanjavec e il Lepo Špičje
Nonostante siano appena le otto, numerosi escursionisti si preparano per cominciare la salita della via ferrata Bamberg al Triglav, e qualcuno è già in parete. Io li lascio e me ne vado dalla parte opposta, risalendo i ripidi prati a ovest del passo.

Un escursionista impegnato sul Bambergova pot, la ferrata della cresta delle Plemenice
Il sentierino risale ripido, con varie svolte. E' pieno di cacca di stambecco, ma i cornutoni ancora non si vedono: sono stati qui molto presto a fare la colazione, ma poi si sono allontanati... Vorrei vederne qualcuno, in particolare qualche esemplare di maschio anziano, con bei trofei e pizzetto e muscolatura imponente. Speriamo.

Intanto salgo e il panorama si apre verso la valle Zadnjica e i monti che le fanno corona: il Kanjavec, il monte degli avvoltoi, il Lepo Špičje, la cima bella, il tozzo e robusto Ozebnik.

Il Kanjavec
Guadagno rapidamente quota tra i prati, superando un tratto di rocce lisce e bagnate, dove alcune attrezzature in acciaio sono molto utili a non scivolare...

Un tratto attrezzato

Il sentiero conduce al cospetto di un anfiteatro roccioso, sotto le pareti del Pihavec: ambiente aspro e solitario, molto severo. Due stambecchi lontani si fanno avvertire smuovendo dei sassi, che rotolano crepitando a valle. Si distinguono appena, sono due giovani femmine che, chissà perché, vanno a cercare foraggio ai piedi di quelle rocce tanto repulsive, su enormi cumuli di ghiaie pericolanti.

La conca ai piedi delle cime del Pihavec

Due stambecchi maldestri cercano erba dove ce n'è poca...
Se aguzzate la vista, in basso a sinistra una femmina di stambecco vi sta guardando...
Ora si sale proprio sulla cresta del Bovški Gamsovec e il percorso si fa aereo e suggestivo. Nel panorama circostante, la parte del primo attore la fa sempre Lui, il Triglav e i suoi potentissimi pilastri di roccia.

Salendo al Bovški Gamsovec, la vetta del Triglav e la cresta delle Plemenice dove sale la ferrata Bambergova pot
La cima del Triglav
Mi segue solo una coppia di escursionisti che, raggiungendomi, assestano il loro passo sulla mia velocità. Incrocio poi un gruppetto di sloveni che scendono, e sento che tra loro parlano di kozorogi, ovvero stambecchi...

E infatti poco dopo, all'improvviso, su un panoramico prato a lato del sentiero, vedo un imponente stambeccone che si crogiola al sole, stiracchiando ogni tanto le zampone, grattandosi con le lunghe corna a scimitarra la schiena. Non posso esimermi dal scattargli delle foto!

Imponente esemplare di stambecco maschio, età all'incirca sui venti anni

Stambecco contempla il monte Kanjavec

Notare le poderose corna di questo esemplare di stambecco
Non c'è che dire: credo sia uno degli esemplari più maestosi che abbia mai incontrato! Se ne sta lì, tra i fiori, a godersi il tepore del sole, incurante dei bipedi umanoidi che gli passano accanto. Un vero re. Approfitto della sua impassibilità per avvicinarmi e scattare qualche foto.

Terminato il servizio fotografico al ruminante, proseguo la salita, che si fa via-via più impegnativa: nulla di che, ma c'è da superare qualche erta roccetta, attraversare una cengia piuttosto esposta, arrampicarsi, nel tratto finale, per dei gradoni di roccia parzialmente attrezzati.

Il sentiero passa esposto su questa cengia attrezzata con corrimano. Sullo sfondo lo Stenar

Uno sguardo verso il basso: il mio scarpone e la scarpata
Superate queste modeste difficoltà, giungo in vetta: poco meno di 2400 metri ma circa 1400 dal punto di partenza. Esteso e suggestivo il panorama a 360° su buona parte delle Alpi Giulie. Tira una leggera brezza e, nonostante il sole pieno, non fa per nulla caldo.

Dalla cima del Bovški Gamsovec, vista verso le Alpi Giulie occidentali

Dalla cima del Bovški Gamsovec, vista verso Prisojnik e Planja

Dalla cima del Bovški Gamsovec, vista sul laghetto Spodnje Kriško jezero

Da sinistra: Križ, Dolkova Špica, Škrlatica, Stenar

Io e il Triglav dalla vetta del Bovški Gamsovec
Il tempo di sgranocchiare un po' di frutta secca e mandare giù qualche sorsata d'acqua che si riparte. Dovendo scendere, preferisco indossare nuovamente le maniche lunghe, dato che non fa per niente caldo (stamattina, a 800 metri di quota, facevano 5°C...). Indosso anche il casco, dato che l'itinerario per cui scenderò è ripido, esposto, e percorre cenge e canalini dove la caduta di sassi non è un'ipotesi da escludere.

Inizio la discesa lungo la cresta del Bovški Gamsovec

Dalla cresta si scende verso la parete ovest

Non è difficile, ma bisogna fare attenzione: il terreno su cui mi sto muovendo è ripido, accidentato, spesso esposto. Si attraversa in leggera discesa il versante ovest del Bovški Gamsovec, passando da una cengia all'altra, percorrendo canalini rocciosi stretti e attrezzati con pioli metallici.

Numerose sono le esili cenge da percorrere, spesso assicurate da un mancorrente di cavo d'acciaio, e che presentano una certa esposizione: prudenza, attenzione, concentrazione.

Scendendo dal Bovški Gamsovec, lungo il sistema di cenge del versante ovest

Un camino attrezzato con pioli d'acciaio

Lungo le cenge del Bovški Gamsovec
Questo tratto un po' impegnativo è comunque breve e in poco tempo si giunge nei pressi della poco marcata sella che separa la valle Vrata, a est, dal pianoro carsico dei Kriški podi. Il posto merita ancora una sosta per qualche fotografia. In basso a destra, nel vallone della Sovatna, un branco di stambecchi staziona ozioso... peccato siano un po' lontani.

Prendo quindi a scendere per un sentierino ben tracciato che porta al fondo dei Kriški podi, ai piedi del monte Pihavec.

Planja e Razor

Il Pihavec

Attraversando il pianoro carsico di Kriški podi

Il Pihavec dai Kriški podi
I Kriški podi sono una conca, una sorta di pianoro circondato da cime rocciose, che l'acqua ha lavorato nel corso dei millenni fino a renderlo com'è oggi, ovvero un tappeto di rocce erose e spaccate, pieno di conche e fessure, ricoperto da zolle di erba verdissima e fiori colorati. Oltre che dalla pietra bianchissima, è impreziosito da tre laghetti dal colore intenso, azzurro e smeraldo: i laghi del Križ.

Il Pihavec mostra una recente cicatrice: una frana che ha reso momentaneamente inagibile il transito per la sua via normale

La verde valle Trenta, percorsa dall'Isonzo

La Planja e, mimetizzato tra le rocce dei Kriški podi, il rif. Pogačnik

La Planja e il Razor

Un particolare del terreno dei Kriški podi, con le rocce consumate e spaccate dagli agenti atmosferici
Il riflesso delle rocce candide tutto attorno rende questo luogo molto luminoso: immerso nell'atmosfera abbacinante, raggiungo finalmente il Pogačnikov dom. Si tratta di un rifugio vero, non di un ristorante/albergo in alta quota, come ormai sono la maggior parte dei rifugi nelle Dolomiti. Per cui ci entro e mi trattengo volentieri. 

Non mi fermo a lungo però: proprio non riesco a sostare per più di mezz'ora, quando sono in giro per monti. Riparto per la lunga discesa, percorrendo la comoda mulattiera che cala verso Trenta.

Il Razor dai pressi del Pogačnikov dom

Planja e Razor
Dopo pochi minuti, lascio il sentiero per una deviazione verso lo Spodnje Kriško jezero, cioè il lago inferiore del Križ. Si tratta infatti del più basso dei tre laghi custoditi dalla conca di Kriški podi.

Spodnje Kriško jezero

Spodnje Kriško jezero

Spodnje Kriško jezero

Spodnje Kriško jezero
Questo laghetto, di chiara origine carsica, si trova in una profonda conca. Nelle sue acque color smeraldo si riflettono le rocce del Pihavec e i suoi bianchi ghiaioni, e gli fanno corona un nevaio e dei magri praticelli ricchi di stelle alpine.



Mentre sono intento a visitare il lago, vengo ancora distratto dall'ennesimo stambecco che, alto tra le rocce più scoscese, smuove qualche sasso nel suo audace procedere.

Dopo essermi velocemente sciacquato le mani e il viso nelle fresche acque, riprendo a scendere.

Un ruscello nella Zadnjica

La valle di Trenta
Scendo velocemente, attraversando qualche esile ruscelletto e altri canaloni momentaneamente asciutti. Dopo un tempo apparentemente lungo, arrivo alla stazione di partenza della teleferica che porta i carichi al rifugio Pogačnik. Qui finalmente, per la gioia dei miei esausti piedi, posso cavarmi i rigidi e caldi scarponi e sostituirli con le morbide scarpe da corsa che porto nello zaino: ancora pochi chilometri di strada sterrata, infatti, mi separano dalla fine di questa bella traversata.

Un'esile cascatella nella Zadnjica

Ozebnik visto dalla valle Zadnjica

Vikend, una bella seconda-casa nel fondo della Zadnjica

Commento finale

Bellissima escursione, in una zona spettacolare e in una natura intatta di grandissimo interesse sotto il profilo geologico, botanico e faunistico. A mio parere meriterebbe anche solo per l'incontro, non scontato ma molto probabile, con gli stambecchi, che abitano numerosi tutta la zona. Non presenta difficoltà né pericoli eccessivi e non è nemmeno troppo impegnativa da un punto di vista fisico: richiede comunque una certa esperienza di montagna e allenamento, per affrontare con serenità i vari passaggi esposti e l'ingente dislivello, soprattutto in discesa. Assolutamente da farsi!

Profilo altimetrico: 16 Km, 1400 m D+ 1780m D-






Dati dell'Escursione
Data: 17 agosto 2014
Partenza: parcheggio in Valle Vrata, 1000 metri
Arrivo: parcheggio in valle Zadnjica, 680 metri 
Punto più alto: Bovški Gamsovec, 2392 metri
Rifugi: Aljažev dom, 1015 metri; Pogačnikov dom, 2050 metri
Dislivello totale in salita: 1400 metri circa
Dislivello totale in discesa: 1700 metri circa
Tempo impiegato9 h circa (soste comprese)
Sviluppo del percorso16 Km
Difficoltà: Sentiero escursionistico dal rifugio Aljaž alla base della salita per la forcella Luknja: E. La salita alla forcella Luknja è: EE a causa dei tratti su traccia di sentiero detritico e franoso. Il sentiero dalla Luknja alla cima del Bovški Gamsovec va classificato EE per via di alcuni tratti attrezzati, in qualche punto anche esposti, ma che non necessitano di autoassicurazione per l'escursionista medio. La discesa dal Bovški Gamsovec alla sella Sovatna è un sentiero attrezzato:  EEA, decisamente consigliabile il casco e, per i meno esperti, il kit da ferrata. Il resto dell'itinerario, dalla sella Sovatna al Pogačnikov dom fino a Trenta è E.
Attrezzatura: Scarpe da montagna, caschetto da roccia obbligatorio, kit da ferrata consigliabile agli escursionisti meno esperti e che temono molto l'esposizione.

4 commenti:

  1. complimenti, bellissimo percorso!

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    1. Ti ringrazio per la visita ed il commento.

      Ciao!

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  2. Splendida relazione, splendide foto, splendida canzone, splendida Slovenia. Magiche montagne, che ho avuto la fortuna di conoscere un pochino, dieci anni fà.
    Ne è passato di tempo, Renè, però sono ricordi indimenticabili! A presto e come sempre, W noi e W i nostri monti

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    1. Leo, grazie per le belle parole!

      Proprio nel 2004 raggiungemmo insieme la forcella Luknja, percorrendo la parte iniziale dell'itinerario qui descritto... quanto tempo è passato, mannaggia!

      Un abbraccio e a presto

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