domenica 10 aprile 2016

Punta Trento dai Piani di Pezza



La primavera avanza, ma i versanti nord dei monti sono ancora ammantati da candide distese di neve...




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(Piani di Pezza, Rocca di Mezzo, L'Aquila) - Partiamo in quattro con destinazione i Piani di Pezza, uno stupendo pianoro circondato da montagne, nel gruppo del Velino. Oltre al sottoscritto, fanno parte della spedizione Marco, Luca e Francesco detto Il Professore. Gli ultimi due hanno in programma di salire e scendere con gli sci, compiendo un anello attraverso le cime di punta Trento, Trieste e Costone della Cerasa, affrontando la celebre Costa della Tavola, discesa scialpinistica apprezzatissima dagli appassionati.

Punta Trento vista da Capo Pezza
Punta Trento vista da Capo Pezza

Le cime di Punta Trento e Trieste da Capo Pezza
Le cime di Punta Trieste e Trento da Capo Pezza
Raggiunto il bordo settentrionale del pianoro grazie ad una dissestata sterrata, lasciamo il 4x4 del Professore e iniziamo a preparare i sacchi. L'affardellamento degli zaini dei due scialpinisti, Luca e Francesco, richiede un certo impegno e, in particolare quello di Francesco, risulta essere un carico piuttosto notevole... Dovete infatti sapere, cari lettori, che Francesco ha un approccio alla montagna molto naif, che si evidenzia appieno nella sua attrezzatura: amante delle leggendarie imprese dei primi pionieri dell'alpinismo, ama vagare tra i monti attrezzato come i suoi vecchi eroi... Solo ultimamente ha dismesso qualche capo un po' datato, ma lo ha sostituito con oggetti pur sempre di stile classico o, come si dice oggi, vintage.

   
Una foto di Francesco il Prof in assetto scialpinistico, aprile 2011: l'attrezzatura è ancora la stessa... 
All'opposto abbiamo invece Luca: attrezzatissimo e preparatissimo, è sempre equipaggiato con materiale all'avanguardia. Qualsiasi attrezzatura alpinistica o sciistica possiate immaginare, lui ce l'ha: con gli avanzi del suo corredo alpinistico potrebbe aprire un noleggio o equipaggiare un battaglione di Alpini sciatori... Spesso, quando usciamo insieme per una scampagnata al Terminillo o alla Serra di Celano, guardando il suo bagaglio mi viene il dubbio che si stia partendo per una spedizione alla parete nord del Nanga Parbat...

Luca perfettamente attrezzato per ogni evenienza alpinistica
Potremmo dire che, nell'approccio alla montagna, mentre Francesco è un romantico, spiritualista e un po' pauperista (come il santo di cui porta il nome), Luca è un materialista positivista, convinto assertore dei vantaggi del progresso scientifico anche nelle attrezzature alpinistiche.

Esauriti questi preliminari, cominciamo a muoverci: Marco, pronto già da un pezzo, parte prima per scaldarsi, io procedo al seguito dei due sciatori... In particolare, Francesco, portando nello zaino anche gli scarponi da sci, oltre a tutto il resto, è carico come un mulo della Grande Guerra e procede un po' a fatica... Fortunatamente incontriamo presto la neve, quindi i nostri amici possono calzare ai piedi gli sci che portano sulle spalle...

Luca sale nel bosco di valle Cerchiata

E' risaputo che con gli sci ai piedi, sulla neve, si procede più velocemente. E' per questo motivo che mi insospettisco quando non vedo più, dietro di me il Prof... Mi fermo ad attenderlo e, dopo diversi minuti, lo vedo avvicinarsi, con espressione sconsolata e gli sci in spalla!

Purtroppo i vetusti scarponi da sci di Francesco, veterani di tante imprese alpine e appenniniche, non ce l'hanno fatta più e si sono letteralmente sbriciolati... Evento che succede alle vecchie plastiche utilizzate, un tempo, per costruire gli scarponi da sci: con gli anni tendono a perdere le loro caratteristiche di flessibilità e quindi a spaccarsi improvvisamente. Questa rottura (in tutti i sensi) si aggiunge a quella degli scarponi "da camminata": infatti, anche questi piuttosto datati, si sono sfaldati completamente a livello della suola, lasciando il nostro povero Prof praticamente scalzo!

Scarponi di Francesco 1: suola polverizzata

Scarponi di Francesco 2: scafo disintegrato
Al povero Francesco non resta che tornare mesto alla macchina, noi continuiamo ormai la gita, tristi per non avere con noi il nostro compagno...

Iaccetto di Pezza: sullo sfondo punta Trento e colle dell'Orso
Marco allo Iaccetto di Pezza: sullo sfondo punta Trento e colle dell'Orso
Usciti dal bosco al cosiddetto Iaccetto di Pezza, lasciamo sulla destra il sentiero che sale al rifugio Sebastiani e prendiamo a sinistra, lungo la valletta che porta al colle dell'Orso. La neve tiene bene nonostante la temperatura alta e risaliamo quindi senza eccessivi problemi i pendii, che si fanno mano a mano più erti.

Punta Trento
Punta Trento

Salendo a Colle dell'Orso
Salendo a Colle dell'Orso

Cresta nord di punta Trento
Cresta nord di punta Trento

Luca sale verso colle dell'Orso
Ci aggiriamo quindi tra vallette e dossi, alla ricerca del percorso migliore. Arrivati sotto la costa che sbarra la vallata, dobbiamo scegliere se salire a destra o a sinistra dei salti rocciosi che difendono il colle dell'Orso: scegliamo di salire a destra, seguendo una comitiva di scialpinisti che ci precede di alcuni minuti.

Marco sale verso Colle dell'Orso

Salendo verso colle dell'Orso, sullo sfondo il Costone
Il terreno si fa sempre più ripido, ponendo qualche piccola difficoltà a Luca, che procede con gli sci. Con un po' di fatica giungiamo all'ultimo pendio prima della cresta: puntiamo ad un punto privo di cornici, riponiamo i bastoni e sguainiamo la piccozza, per risalire quest'ultimo breve ma ripido tratto, che ci separa dal colle.

Colle dell'Orso
Marco sul colle dell'Orso

Colle dell'Orso
Luca sbuca sul colle dell'Orso

Velino da Colle dell'Orso
Panorama del Velino da colle dell'Orso

Giungiamo finalmente sul colle dell'Orso: questo non è altro che un'elevazione della cresta tra Costone e punta Trento, alta circa 2175 metri, che separa i piani di Pezza dall'alta val di Teve.

Percorriamo quindi il crinale che porta, ad est, verso la punta Trento. Vista l'ora (quasi mezzogiorno) decidiamo di tornare per la stessa via, quindi Luca sceglie di mollare gli sci qui, senza accollarseli inutilmente fino in cima.

Da colle dell'Orso verso punta Trento
Da colle dell'Orso verso punta Trento

Da colle dell'Orso verso punta Trento
Da colle dell'Orso verso punta Trento

A due passi da punta Trento
A due passi da punta Trento
Giungiamo quindi tutti e tre in cima, dove compiamo i soliti rituali: strette di mano, spuntini, foto di vetta eccetera...

BELLI EH?!

Versante nord del Velino, con la valle dei Briganti

Renato Giannuzzi
Me

Vetta del Costone orientale da punta Trento
Vetta del Costone orientale da punta Trento

Affrontiamo quindi la discesa, con la neve che, per la temperatura, comincia a cedere sotto i nostri passi... Fortunatamente in discesa questo non comporta un aggravio della fatica, anzi... Non è invece molto igienico per il pericolo valanghe, ma oggi la neve è abbastanza stabile. Meglio comunque non sostare troppo a lungo su pendii ripidi o comunque pericolosi.

Mentre scendiamo, contattiamo anche il nostro amico che si è dovuto ritirare per i già citati problemi tecnici: Francesco ci comunica che nel frattempo si è spostato sulle piste da sci di Ovindoli, dove ha noleggiato un paio di scarponi da sci e tenterà di rimediare in parte la giornata con un paio di discese...

Lungo la cresta del colle dell'Orso, sullo sfondo valle di Teve
Lungo la cresta del colle dell'Orso, sullo sfondo valle di Teve

Punta Trieste e costone della Cerasa
Punta Trieste (in primo piano) e costone della Cerasa

Colle dell'Orso e Costone orientale
Colle dell'Orso e Costone orientale

Velino e valle dei Briganti
Velino e valle dei Briganti

Colle dell'Orso
Colle dell'Orso

Tornati al colle dell'Orso, io e Marco, gli appiedati, riscendiamo da dove siamo saliti, con un po' di cautela nei primi metri, che sono un po' ripidi (30°/35°). Anche Luca, che scenderà con gli sci, decide di scendere da qui e non dal valloncello più prossimo alla punta Trento.

Luca si prepara a partire da colle dell'Orso

Dopo la consueta meticolosa preparazione, Luca scende, pennellando precise curve sul ripido tratto iniziale della discesa: io lo filmo volentieri.




Lasciato passare lo sciatore, riprendo la discesa. Scendere su questa neve, a piedi o con gli sci, è piuttosto facile e rilassante: così, canticchiando canzoni tradizionali abruzzesi, raggiungo i miei due amici che mi hanno preceduto e che attendono al limite del bosco.

Marco scende dal colle dell'Orso verso lo Iaccetto di Pezza

Colle delle Trincere e punta Trento dallo Iaccetto di Pezza
Colle delle Trincere e punta Trento dallo Iaccetto di Pezza

Me medesimo (fa caldo!)

Iaccetto di Pezza: al centro colle dell'Orso
Panoramica dallo Iaccetto di Pezza: al centro colle dell'Orso

Luca ripone gli sci, Marco lo guarda...
Ripercorriamo in discesa anche il sentiero nel bosco di valle Cerchiata, e già si nota, rispetto a stamattina, che un bel po' di neve si è sciolta... D'altronde, con questo caldo, non può durare a lungo, ci saranno almeno 20°C all'ombra!

Raggiungiamo quindi in breve Capo Pezza, dove siamo partiti in mattinata. Qui, distesi sui prati ricoperti da pallida erba, tra numerosi crochi che fanno capolino annunciando che la primavera è ormai arrivata, ci godiamo un po' di sole ed aria buona, mentre attendiamo il Prof di ritorno dalle piste di Ovindoli.

Punta Trieste e punta Trento da Capo Pezza
Punta Trieste e punta Trento da Capo Pezza

Crochi (o Zafferano selvatico)
Il buon Francesco non tarda molto ad arrivare: mentre noi carichiamo i bagagli sul suo Daihatsu, dà un'ulteriore prova del suo romanticismo, cogliendo qualche fiore da portare a casa alla famiglia.

I resti degli scarponi da sci di Francesco: Requiescant in pace


Aguzzando la vista, si scorge il rif. Sebastiani...

Francesco il Prof coglie qualche fiorellino


Grande Prof, ti vogliamo sempre così!!! magari col materiale a posto è  pure meglio...



Commento finale

L'unica cosa che ha rovinato la gita è stato il forzato abbandono di Francesco. Per il resto è un'escursione facile e molto panoramica, che attraversa ambienti bellissimi e vari. Forse la primavera è la stagione migliore, dato che è possibile raggiungere in macchina (alta!) Capo Pezza e si può salire su neve trasformata. Inoltre il contrasto tra le cime innevate e i prati verdi dei piani di Pezza è eccezionale.


Circa 9 Km e 730 metri di dislivello







Dati dell'Escursione



Data: 3 aprile 2016
Partenza: Capo Pezza, 1535 metri
Arrivo: Capo Pezza, 1535 metri
Punto più alto: punta Trento, 2242 metri
Rifugi:  Nessun rifugio utile agli escursionisti lungo il percorso
Dislivello totale in salita: 730 metri circa
Dislivello totale in discesa: 730 metri circa
Tempo impiegato5 h circa (soste comprese) - 1 h 10 min dal Capo Pezza al bivio di valle Cerchiata (Iaccetto di Pezza); 1 h 05 min da Iaccetto di Pezza a colle dell'Orso; 30 min da colle dell'Orso a punta Trento; 1 h 50 min discesa da punta Trento fino a Capo Pezza.
Sviluppo del percorso8,8 Km
DifficoltàEE: gran parte dell'escursione, in condizioni di innevamento, non comporta particolari difficoltà tecniche, se non quella di conoscere l'ambiente montano invernale e l'uso di piccozza e ramponi; il tratto finale per raggiungere colle dell'Orso presenta un tratto, molto breve, con inclinazione quasi alpinistica (30°/35°).
Per gli scialpinisiti: MS/BS - L'escursione è valutata prevalentemente MS, ma c'è il breve tratto subito a valle del colle dell'Orso che presenta pendenze sopra i 30° e che quindi rientra nel grado BS.
Attrezzatura: Scarponi da montagna; piccozza e ramponi possono essere utili o necessari a seconda delle condizioni della neve. Nel nostro caso, i ramponi non sono serviti.


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